I personaggi immortali: morire o non morire, questo è il dilemma

Dopo aver sclerato un pochettino su quali fossero i 5 peggiori modi per creare un cattivo oggi vi propongo un pensiero che mi ha assillato per diversi giorni ultimamente.

La morte dev’essere qualcosa di irreversibile?

Se veniamo a masterizzare un gioco in cui la resurrezione è pressoché impossibile da utilizzare in prima persona (a meno che non trovino l’aiuto di qualche PNG particolarmente “adatto”) credo sia necessario fare molta attenzione all’uso di questo genere di processo. Limitare l’utilizzo degli incantesimi come Resurrezione e Resurrezione pura credo sia una limitazione necessaria per riportare alla mente dei giocatori  una cosa: i loro personaggi hanno paura della morte!
Quando è possibile essere risuscitati senza troppi problemi e con un limitato costo in denaro, la morte non sembra essere tanto male. Certo, ci sono forti penalità dovute agli incantesimi di basso livello che riportano in vita i morti, ma bisogna pur trovare un modo per vedere il terrore negli occhi dei giocatori, quasi quanto quello dei loro personaggi, mentre la gola di un membro del gruppo viene trafitta “criticamente” da una freccia scoccata da un ladro assassino.

L’utilizzo di incantesimi di resurrezione porta, oltre ai benefici, anche degli svantaggi in una campagna:

  • I giocatori (ma non i personaggi) smettono di avere paura della morte;
  • I personaggi iniziano a intraprendere decisioni stupide;
  • Il combattimento perde ogni senso drammatico e di tensione emotiva e di scena.

Tralasciando quelli che “va beh, anche se mi muore il personaggio me ne faccio un altro. Volevo tanto fare il druido rinnegato mezzelfo mezzodrago fucsia”, tanti giocatori si innamorano dei propri personaggi. Io stesso mi sono innamorato di alcuni personaggi che ho giocato e, talvolta, anche di personaggi che vedo giocare ai miei giocatori. Questo accade specialmente quando si costruisce un personaggio iniziando dal livello 1, aggiungendoci magari un buon background, approfondendolo psicologicamente e impersonificandolo al meglio fino a quando, giocando per un anno o due, il personaggio e il giocatore diventano due modi di pensare a senso unico. Dopo mille peripezie e un attaccamento unico, non vuoi che il tuo personaggio muoia.

Se inizi a pensare alla possibilità di essere resuscitato o di giocare un nuovo personaggio, non capisci quanto grandioso è il tuo personaggio e non stai facendo affatto un buon gioco di ruolo.

Una sistema che ho pensato di attuare come soluzione è quello di eliminare la resurrezione. Ma devo ammetterlo, l’utilizzo degli incantesimi di resurrezione è dannatamente utile e necessario a molti scopi ed eliminare questo genere di incantesimi dal mio gioco risulterebbe privare D&D di una parte importantissima.

Il mio dilemma è quindi divenuto questo: come posso lasciare gli incantesimi di resurrezione in gioco per far interpretare meglio (e in modo più accorto) i combattimenti e la vita ai miei giocatori in modo che possano avere paura della morte ma allo stesso tempo non si sentano fortemente penalizzati dal fatto che “morto il personaggio, se ne fa un altro”?

Cercando un pochettino su un paio di forum e chiedendo a diverse persone con molta più esperienza di me, sono riuscito ad arrivare ad una serie di soluzioni più o meno efficaci.

La prima di tutte è certamente quella di aumentare il costo della resurrezione, in modo da rendere questo genere di incantesimi molto più rari. Ma gli svantaggi dell’utilizzare questa correzione è che a livelli bassi la resurrezione è completamente impossibile da attuare per l’alto costo, mentre a livelli alti si tratterebbe vanamente di raccimolare un numero maggiore di componenti per risorgere il povero ladro malcapitato che si è lanciato contro un’orda di orchi “sì tanto poi mi resuscitate, tenete i miei oggetti e ridatemeli quando mi riportate in vita!”

La mia soluzione a tutto ciò è..

Ogni volta che si lancia un incantesimo di Resurrezione pura, il personaggio risorto ottiene una penalità di -2 alla costituzione, stessa cosa a chi lancia l’incantesimo. L’incantatore ha bisogno di trasferire parte della propria anima all’interno del corpo della persona morta per far sì di riportarlo alla vita. Con Resurrezione e Rianimare morti queste penalità aumenterebbero a -3 e -4 e riducendo il numero di giorni di 2 e 1 rispettivamente per resuscitare dalla morte. Ovviamente, quando il punteggio di costituzione raggiunge lo 0, sei morto. Definitivamente.

Questo ha l’effetto positivo di rendere la resurrezione meno comune e meno desiderabile. Dopo tutto però, la gran parte dei chierici buoni e devoti al bene sacrificherebbero parte della loro vita per resuscitare qualcun altro. Ma anche questi chierici lo utilizzerebbero davvero di rado per altri, altrimenti morirebbero molto molto velocemente (e anche loro temono la morte, anche se dopo una vita di azioni buone sanno che si ricongiungeranno con il loro radioso Pelor). Si riserverebbero di utilizzare la resurrezione soltanto per occasioni speciali e soltanto per persone davvero speciali. Ciò significa che anche il chierico che è nel proprio party ci penserà due volte prima di resuscitare qualcuno!

Questo rende il gioco molto più drammatico e i giocatori inizieranno ad avere alcune penalità rispetto ad un gioco normale, ma dopo una\due campagne fatte con questo genere di correzioni,di sicuro miglioreranno sotto l’aspetto del gioco di ruolo e lo apprezzeranno a lungo termine (salvo che non vi uccidano e non vorranno resuscitarvi perché il -2 alla costituzione pesa troppo icon smile I personaggi immortali: morire o non morire, questo è il dilemma )

2 thoughts on “I personaggi immortali: morire o non morire, questo è il dilemma

  1. Ancora una volta il nostro DM colpisce nel segno…. Fermo restando che io mi affeziono SEMPRE ai piei PG e cerco SEMPRE di non farli morire in modo stupido; mi piace il gioco di ruolo e gestisco ogni pg come se fosse reale…. altrimenti dove sta il divertimento?
    Ma il DM si è chiesto che effetto avrà questa modifica sul gioco? Soprattutto su alcuni dei suoi giocatori?

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